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Intervento di Daniele Pasquini

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In evidenza Intervento di Daniele Pasquini

Quali sinergie tra Turismo e Sport?

Daniele Pasquini, incaricato regionale per la Pastorale del Turismo, Tempo libero e Sport della Conferenza
Episcopale Laziale

 

Introduzione


Turismo e Sport hanno molto in comune, in primis perché riguardano la sfera del “Tempo libero”, sfera che nell’ultimo secolo ha sempre più acquisito importanza e “sostanza” nella vita di ciascuno di noi.
Sport e Turismo hanno tanti aspetti in comune: hanno avuto e continuano ad avere una crescita importante, sono fenomeni globali, si sono conquistati spazio e dignità nell’agenda politica ed economica, sono entrati a far parte dell’ordinario stile di vita delle persone. Sono ormai fenomeni trasversali ai ceti sociali, alle culture, a tutti i paesi del mondo.
Il loro cammini si incrociano continuamente e inesorabilmente. Ma aldilà di questi “incroci” più o meno naturali, Sport e Turismo possono fare un cammino condiviso?

 

Sinergie operative


Da un punto di vista concreto, pratico e operativo c’è la necessità di fare sempre più sinergia, su due direttrici:
1) Il turismo sportivo, cioè quello generato dalla mobilità di atleti e sportivi che viaggiano per
praticare attività sportive di carattere competitivo o per il benessere:
a. Maratone
b. Manifestazioni nazionali e tornei
c. Trasferte dei campionati
Molte volte gli organizzatori non prevedono l’incontro con la bellezza e la cultura del territorio. Rimangono ancorati alla proposta prettamente sportiva, senza cogliere il valore aggiunto di una proposta turistico – culturale
2) L’offerta sportiva nelle località di turismo, cioè affiancare alle visite culturali, storiche, religiose, … anche la possibilità di praticare escursioni (nordic walking, mountain bike, podismo, …) o di vivere momenti di relax con la possibilità di andare in piscina, provare sport “diversi” che nella vita quotidiana non si possono sperimentare (vela, canoa, tiro con l’arco,…)
Queste sono sinergie sono in forte crescita ed alcuni territori ne hanno compreso il potenziale economico. In alcuni casi l’offerta sportiva è diventata un valore aggiunto ad un territorio già affermato turisticamente (es. Le Alpi, località di mare). In altri casi è servito a provare a rilanciare la vocazione turistica di un territorio, convertendola in parte (es. Località termali). Alcuni territori sono ormai “famosi” nell’ambito sportivo più per essere luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive, prima ancora di essere considerate località turistiche (es. Lignano).

 

Stessa sfida culturale


In realtà oggi sport e turismo hanno una missione “sociale” in comune che a mio avviso è ancora più importante: c’è una sfida che devono giocare insieme, provando ad allearsi e fare squadra dal punto di vista culturale e sotto il profilo di una visione comune: è la questione ecologica del tempo libero.
“Direi che quella dello sport [e del turismo] è una questione fondamentalmente ecologica. L’abitante di una città moderna sta oggi in una casa sua o in un luogo impervio, che costringe alla fatica quotidiana dell’adattamento? Forse lo sport [e il turismo] è una prova di aggiustamento spontaneo” (1).
Per questione ecologica pertanto non intendo soltanto la questione “ambientale” di cura del creato, del nostro pianeta (che ne è una componente fondamentale), ma intendo la questione ecologica a 360 gradi, intesa in modo molto più ampio e profondo, oserei dire “antropologico”, come ce la indica Papa Francesco nell’enciclica Laudato Sii: “La continua accelerazione dei cambiamenti dell’umanità e del pianeta si unisce oggi all’intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro, in quella che in spagnolo alcuni chiamano “rapidación” (rapidizzazione). Benché il cambiamento faccia parte della dinamica dei sistemi complessi, la velocità che le azioni umane gli impongono oggi contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica […]. Il cambiamento è qualcosa di auspicabile, ma diventa preoccupante quando si muta in deterioramento del mondo e della qualità della vita di gran parte
dell’umanità” (2).
Oggi emerge sempre di più il disagio della civiltà metropolitana “a quella che W. Sombart ha chiamato la tassametrizzazione della vita, insomma a tutte quelle condizioni che, opprimendo, fanno desiderare la fuga all’aria aperta, la libertà dalla routine”3. Per questo risulta sempre più urgente la valorizzazione di contesti “puliti” dallo stress della ferialità, dalla logica strettamente funzionalista, materialista ed economica, con il recupero del senso della festa, del riposo, dello svago (nel senso del “vagare fuori dalle rotte ordinarie ed obbligate”), del divertimento (nel senso etimologico del divertere), del gioco. Lo sport e il turismo oggi hanno un valore di “compensazione” nella vita delle persone, sono tempi di ri-generazione della qualità della vita.
Lo sport e il turismo rappresentano, concretamente e simbolicamente, una possibile “dieta dell’anima” (4) dove poter “ri-trovare” (o forse per molti millennials addirittura “trovare”) spazi di serenità interiore.

 

Conclusione


Tuttavia, Sport e Turismo oggi sono oggetto di interessi economici enormi, che rischiano svuotare di senso queste esperienze di vita, sacrificandole sull’altare del profitto. Non possiamo commercializzare anche queste ultime isole di felicità, non possiamo permetterci di inaridire queste oasi metropolitane di ristoro dell’anima.

 



(1) Fabrizio Ravaglioli, “Filosofia dello sport”, pag 6
(2) Papa Francesco, “Laudato Sii”, n. 18
(3) Fabrizio Ravaglioli, “Filosofia dello sport”, pag 77
(4) S.Em. Gianfranco Ravasi, articolo “Una dieta dell’anima per trovare se stessi e Dio” su Famiglia Cristiana di agosto 2018

 

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