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L'imposta di soggiorno

L'imposta di soggiorno è disciplinata dall'art. 4, D.Lgs. 14 marzo 2011, n° 23.
I comuni capoluogo di provincia, le unioni di comuni nonché i comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte possono istituire, con deliberazione del consiglio, un'imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 euro per notte di soggiorno. Il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, ivi compresi quelli a sostegno delle strutture ricettive, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, nonché dei relativi servizi pubblici locali.
Per le concrete modalità attuative si rinvia ai vari regolamenti comunali adottati a livello locale in materia.
Roma Capitale ha introdotto, in applicazione di una norma specifica contenuta nel cosiddetto “decreto Anticrisi - art. 14, comma 16 lett. e) del D.L. 31 maggio 2010 n. 78”, il contributo di soggiorno, applicato, dal 1° gennaio del 2011, a chi alloggia nella capitale in base al tipo di struttura ed ai giorni di pernottamento, con un meccanismo graduale e fino ad una permanenza massima di 10 giorni. Per le case per ferie ammonta a 2 euro al giorno per non più di 10 giorni. Il contributo di soggiorno, introdotto con deliberazione n. 67 del 28-29 luglio 2010, è disciplinato da un Regolamento poi modificato con deliberazione della Assemblea Capitolina n. 53 dell’11 luglio 2011.
In ogni caso il Gestore della casa per ferie non può essere considerato un sostituto d'imposta o responsabile degli obblighi tributari in materia d'imposta di soggiorno introdotta dall’art. 4, D.Lgs. cit.
In effetti la giurisprudenza amministrativa ha riconosciuto che il gestore della struttura ricettiva non assume il ruolo di sostituto o di responsabile di imposta ai sensi dell’art. 64 del d.p.r. 600/1973, né che è configurabile in capo allo stesso il ruolo di agente della riscossione, perché il gestore, a differenza dell’agente della riscossione, non riscuote per un interesse proprio connesso ad un possibile guadagno ricavabile dall’attività di riscossione, bensì riscuote per agevolare il proprio interesse di gestore della struttura ricettiva e senza che da tali attività strumentali egli possa ricavare un beneficio economico diretto, usufruendo dei vantaggi connessi agli interventi finanziati con il gettito complessivo dell’imposta di soggiorno (TAR Veneto sent. nn. 1165/2012 e 653/2012).
Nonostante quanto precede, la Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per il Veneto (Deliberazione 19/2013/PAR), ritiene che il regime dell’agente contabile concerne sia l’agente contabile c.d. “di diritto”, il quale agisce sulla base di un titolo atto a conferirgli una legittimazione giuridica al riguardo, sia l’agente contabile c.d. “di fatto”, da intendersi come qualsivoglia soggetto che, pur in assenza di un formale atto di investitura o di incardinazione nelle funzioni contabili, prenda comunque ingerenza negli incarichi attribuiti agli agenti anzidetti e riscuota somme di spettanza dell’erario. Per cui deve ritenersi che “i gestori delle strutture ricettive, relativamente alla riscossione dell'imposta di soggiorno, possano essere considerati agenti contabili “di fatto”, stante che il maneggio e la custodia di denaro o di valori di pertinenza dell'erario pubblico, anche al di fuori di una legittima investitura, implica comunque l'assunzione della qualifica di agente contabile e l'assoggettamento alla relativa disciplina da parte di chi li svolge”,  per cui sono tenuti a rendere il conto della loro gestione nelle forme e nei modi stabiliti dall'art. 233 del Tuel e sono soggetti alla giurisdizione della Corte dei conti.

In questa rubrica, al fine di aiutare il gestore della struttura ricettiva, sono state raccolte le documentazioni e la modulistica sul contributo di soggiorno di alcuni dei più importanti Comuni.

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